Chi si rivolge oggi a un Interior Designer raramente arriva a mani vuote: porta con sé immagini trovate online, riferimenti presi da riviste o social, un’idea già abbozzata di come dovrebbe essere la propria casa.
Il lavoro del professionista, in questo scenario, non è più soltanto disegnare gli spazi, ma anche mettere ordine in quel materiale, trasformandolo in un progetto coerente.
È un ruolo che richiede tanto la competenza tecnica quanto la capacità di ascolto, soprattutto quando il risultato finale deve rispecchiare le abitudini di chi vivrà quegli ambienti ogni giorno, non un’estetica standardizzata replicabile da un progetto all’altro.
É’ quanto ci spiega Pasquale Clemente, Interior Designer e Titolare di AreaZero Design Studio, con sede a Mola di Bari, nato nel 2018 da un percorso professionale e da una passione radicati nel tempo.
Uno stile personale che l’esperienza gli ha permesso di mettere a fuoco nel tempo: «Al limite tra uno stile diciamo razionale e uno stile un po’ più eclettico», racconta Pasquale Clemente, aggiungendo: «Il mio stile anche sul lavoro era proprio un mix tra queste due sfaccettature e devo dire che mi ritrovo bene e pienamente rappresentato tra queste due sfaccettature, apparentemente opposte».
Il progetto sartoriale: dalla suddivisione degli spazi, ai materiali, all’arredamento fino al tendaggio
Il termine “Progetto sartoriale” torna spesso nelle definizioni dell’Interior Designer Pasquale Clemente, per indicare un iter progettuale completo “definito intorno al cliente” che passando dalla suddivisione degli ambienti arriva fino alla scelta dei mobili e degli accessori, fornendo e descrivendo tutte le potenzialità degli in toto, nella cura dei particolari, anche se non è scontato che poi la committenza lo realizzi nella sua totalità.
«Diciamo che è tendenzialmente, ovviamente quando la committenza lo consente, quando si incastrano quei “progetti perfetti”, diciamo, quelli che nascono da quella giusta connessione anche con il cliente», premette l’Interior Designer, prima di descrivere l’iter vero e proprio.
«Si procede ad una progettazione diciamo totale che va dalla suddivisione degli ambienti poi alla scelta degli arredi, dei rivestimenti fino anche alla scelta del tendaggio, quindi, diciamo che si va a chiudere il cerchio alla perfezione», spiega Pasquale Clemente.
Il punto di partenza, chiarisce il Professionista, non è mai l’estetica in sé ma la funzione futura dello spazio, «Io ogni volta che inizio un progetto parto comunque sempre dal considerare quello che sarà il futuro e l’uso dell’abitazione», racconta, per poi calare ogni scelta di arredo in funzione di quello che l’ambiente dovrà effettivamente contenere.
Il criterio che orienta ogni fase successiva resta lo stesso: la casa deve restare cucita sulla persona che la abiterà, non su uno schema replicabile. Per questo il cliente viene coinvolto anche nella scelta dei materiali e, quando necessario, delle carte da parati per le superfici murarie; e se alla consegna dell’abitazione alcuni ambienti restano ancora da completare, Clemente fornisce comunque uno schema di sviluppo per l’arredo futuro, così che il progetto resti coerente anche a distanza di tempo.
È un modo di lavorare che richiede di seguire il cliente ben oltre la consegna delle chiavi, mantenendo una visione d’insieme anche sugli ambienti che verranno completati in un secondo momento.
Materiali e rivestimenti, tra rivenditori di fiducia e gusti del cliente
Una parte del lavoro riguarda anche l’orientamento del cliente tra piastrelle, arredo bagno e altre finiture, un passaggio in cui Clemente si avvale di una rete di rivenditori di fiducia senza però imporla alla committenza.
È un approccio che ribadisce, ancora una volta, il peso della committenza nelle decisioni progettuali, anche quando il designer porta la propria esperienza tecnica e una rete di contatti di fiducia costruita negli anni.
Perché avere un riferimento professionale fa la differenza
Nel racconto di Pasquale Clemente, la figura del professionista di riferimento resta centrale, anche se non tutti i clienti la percepiscono allo stesso modo fin dal primo incontro: «è importantissimo, solo che adesso ci sono diverse tipologie di committenti, ad esempio quelli che arrivano e che sono alla ricerca di una figura che li segua e che capiscono già dall’inizio il valore che ha la figura professionale specializzata in questo settore». Il designer di Areazero Studio spiega che sia che si tratti di una committenza già consapevole o di una da accompagnare passo dopo passo, il principio che guida il lavoro resta lo stesso: «Poi sta a me ovviamente rispettare la volontà del cliente e trovare il modo giusto per realizzare quello che lui vuole nel modo migliore», ribadendo come il ruolo del Professionista non sia imporre una visione personale, ma tradurre in progetto le esigenze di chi vivrà quello spazio.
L’illuminazione: gioco tra ombre e luce per valorizzare gli spazi, un concetto importante che va spiegato di più
Tra gli aspetti su cui l’Interior Designer Pasquale Clemente si sofferma di più c’è lo studio dell’illuminazione di un ambiente, spesso legato anche alla scelta della controsoffittatura: «Ad oggi ancora c’è bisogna fare un lavoro di educazione anche all’illuminazione, il gioco ombre luce per valorizzare gli spazi, perché il cliente non è ancora molto preparato su questo aspetto, che poi per me è tra gli aspetti importanti», racconta, indicando proprio nel gioco di luci e ombre uno degli strumenti meno conosciuti ma più efficaci per dare carattere a un ambiente.
Lo stesso precisa: «Non è così semplice piazzare magari due faretti se vogliamo parlare dell’illuminazione», sottolineando come lo studio della luce vada calibrato in funzione dell’arredo e degli spazi, non lasciato all’improvvisazione.
Una ricerca che non si ripete mai
Alla base del metodo del Titolare di Areazero Design Studio c’è anche il rifiuto di riproporre sempre le stesse soluzioni: «la prerogativa è quella di non fare mai un lavoro che sia simile all’altro», racconta, per poi ribadirlo in modo ancora più diretto: «Per me è importantissimo cercare di non ripetermi mai». Un principio che si scontra con un fenomeno ormai diffuso, quello di committenti che arrivano già con idee proprie raccolte online.
«Internet fornisce delle piattaforme lì dove ormai l’interior design è un po’ tra virgolette la portata di tutti, quindi la committenza spesso arriva già con un’idea, con un’infarinatura di cose che però poi magari vanno un po’ riordinate», spiega Clemente, descrivendo poi il passaggio successivo: «quelle idee vanno poi rapportate a quella che è la situazione personale cioè gli spazi della committenza, cioè va un po’ va fatta un po’ di pulizia di quelle che sono la totalità delle idee del cliente e vanno rapportate a quelle che sono le reali disponibilità degli spazi, cioè va fatta una riorganizzazione delle idee del cliente». Un lavoro di riorganizzazione più che di invenzione da zero, che si affianca al confronto con nuovi artigiani e tecnici, dal falegname all’elettricista: «Questa continua ricerca comunque ti porta a conoscere persone nuove e creare anche delle sinergie nuove», aggiunge.
Due tipologie di committenza, un raggio d’azione che resta locale
Nella pratica quotidiana, Pasquale Clemente distingue principalmente due profili di clienti: «ho dei clienti che sono di fascia un po’ più alta e che quindi hanno anche un approccio diverso, si lasciano guidare pur avendo loro magari delle idee, dei gusti già predefiniti, anche la volontà di avere determinate cose nella loro abitazione, però comunque si lasciano guidare», spiega.
Poi l’Interior Designer continua descrivendo che, accanto a quelli sopra descritti, ci sono le coppie più giovani, che richiedono un accompagnamento più graduale nelle scelte tecniche, dall’illuminazione alla distribuzione degli spazi, un lavoro che secondo il designer richiede più tempo ma restituisce risultati più solidi nel tempo.
Il lavoro dell’Areazero Design Studio si orienta volontariamente e prevalentemente sul residenziale, con qualche incursione nel commerciale.
Un raggio d’azione più ampio, esteso al territorio nazionale, è sporadico, più che una prassi consolidata, per un discorso logistico e di presenza sul luogo, più che altro: «diciamo che seguire un cliente di Roma diventa un po’ più complicato, va seguito un po’ più da lontano, poi magari vanno organizzati degli incontri, però con l’esperienza che sto facendo preferisco più avere un lavoro più vicino», racconta, precisando comunque che «diventa più complicato, però non è che non sia fattibile, ma è solo più complicato».
Il blog di Areazero Design Studio per informare ed aggiornare, ispirando.
Anche il blog curato dallo Studio dell’Interior Designer Pasquale Clemente, segue la stessa logica di accompagnamento, più che di autopromozione:
«Qui magari c’è gente che ama leggere, quindi è giusto secondo me fornire a quella tipologia di interlocutore dei testi che comunque mirano a dare dei consigli in merito a determinate tematiche, che poi magari si scelgono, si fa uno studio un po’ e si sceglie un po’ quali tematiche analizzare e portare avanti», conclude Clemente, riportando l’attenzione sullo stesso principio che guida ogni progetto: mettere la committenza, e non lo Studio, al centro del racconto.
Una prospettiva che, più che promuovere l’attività di AreaZero Design Studio, ne racconta la mission ed il metodo messo al servizio del Cliente, per un progetto che nasce sempre dall’ascolto, prima ancora che da un’idea estetica già definita del Professionista.
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