Bari ridisegna le regole urbanistiche: priorità alla tutela dei palazzi storici

Il Consiglio comunale esamina due delibere destinate a cambiare lo sviluppo edilizio della città, tra nuove regole per gli incentivi volumetrici, limiti alla monetizzazione delle aree e misure di salvaguardia per circa 200 edifici di valore storico.

Il dibattito sul futuro urbanistico di Bari si è intensificato alla vigilia di una seduta del Consiglio comunale dedicata a due provvedimenti destinati a incidere profondamente sulla trasformazione della città. Costruttori e ingegneri hanno espresso perplessità sulle nuove norme, chiedendo all’amministrazione una revisione di alcune disposizioni considerate penalizzanti per il comparto edilizio.

Le osservazioni sono arrivate attraverso una lettera indirizzata al sindaco, alla Giunta e all’assemblea cittadina da Ance Bari-Bat e dall’Ordine degli Ingegneri della provincia di Bari (Oiba). Le organizzazioni del settore hanno sollevato dubbi soprattutto sul tema della monetizzazione delle aree a standard, ovvero la possibilità per imprese e privati di versare una somma al Comune quando nei progetti edilizi non sono previste superfici da destinare a servizi pubblici o spazi verdi.

Secondo i rappresentanti del settore delle costruzioni, una regolamentazione più flessibile potrebbe risultare utile soprattutto nelle zone attraversate dalle future linee del Bus Rapid Transit (Brt), il sistema di trasporto veloce che dovrebbe collegare rapidamente diverse aree della città e facilitare l’accesso a servizi e spazi pubblici. Per questo motivo, le associazioni chiedono che la disciplina venga applicata in maniera più moderata almeno fino all’attivazione del nuovo sistema di mobilità urbana.

Un altro punto critico segnalato riguarda l’assenza di una normativa specifica sull’edilizia residenziale sociale. Costruttori e ingegneri hanno evidenziato come la proposta comunale non preveda una regolamentazione dedicata a questo ambito, ritenuto invece centrale per lo sviluppo urbano e per rispondere alla domanda abitativa.

Nonostante le richieste di revisione, l’amministrazione comunale ha confermato la volontà di procedere con l’approvazione delle delibere. La vicesindaca e assessora alla Rigenerazione urbana, Giovanna Iacovone, ha sottolineato che le osservazioni presentate dalle associazioni hanno natura prevalentemente politica e non tecnica, ribadendo l’equilibrio complessivo delle misure proposte.

Le nuove norme, infatti, recepiscono la legge regionale n. 36 del 2023 che segna il superamento del cosiddetto “Piano Casa”, l’insieme di disposizioni che negli anni ha favorito interventi di ampliamento e riqualificazione edilizia. Tra gli aspetti più discussi vi è lo stop alla monetizzazione delle aree nei Municipi 1, 2 e 5, una scelta che punta a garantire una maggiore presenza di spazi pubblici e servizi nelle zone interessate dagli interventi urbanistici.

Parallelamente, la proposta introduce un sistema di incentivi volumetrici graduati, pensato per favorire interventi di qualità. L’aumento della volumetria potrà arrivare fino al 35%. La base prevista è del 15%, alla quale potranno aggiungersi ulteriori premialità: fino al 10% per i progetti che comporteranno una riduzione di almeno due classi del rischio sismico e fino al 10% per gli interventi che destineranno almeno il 35% delle nuove abitazioni ad affitti di lunga durata. Tutti i bonus potranno essere cumulati se saranno rispettati i requisiti stabiliti dalla normativa.

Un altro pilastro delle delibere riguarda la tutela del patrimonio architettonico. Il Consiglio comunale è chiamato a esaminare anche una variante normativa al Piano regolatore generale che prevede l’introduzione di un vincolo su circa 200 edifici moderni e contemporanei della città, considerati di particolare valore identitario. La misura, prevista in base all’articolo 12 della legge regionale 14 del 2008, punta a preservare un patrimonio architettonico ritenuto significativo per la storia urbana di Bari.

Per alcuni immobili, inoltre, non sarà possibile applicare gli incentivi edilizi previsti dalla normativa regionale, in particolare per quelli con rilevanza storica o architettonica e per gli edifici che hanno già usufruito delle premialità previste dalle precedenti versioni del Piano Casa.

Secondo la vicesindaca Iacovone, la salvaguardia degli edifici storici rappresenta una priorità. Rallentare il processo di tutela, ha spiegato, potrebbe esporre ulteriormente questi immobili al rischio di demolizione, motivo per cui l’amministrazione ritiene necessario procedere rapidamente con l’approvazione delle misure. L’assessora ha comunque lasciato aperta la possibilità di eventuali integrazioni future, soprattutto su temi complessi come quello dell’housing sociale, che richiederebbero ulteriori approfondimenti normativi.

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