Medicina estetica a Bari, proteste dopo lo stop della Asl a diversi studi

I sindacati contestano le sospensioni disposte dal Servizio Igiene e Sanità Pubblica e annunciano ricorsi al Tar

È scontro aperto nel Barese sul futuro della medicina estetica, dopo i provvedimenti adottati dalla Asl Bari che hanno portato alla sospensione dell’attività di numerosi studi sul territorio. La decisione ha immediatamente innescato la reazione delle principali associazioni di categoria, che parlano di atti illegittimi e di una interpretazione errata della normativa regionale, annunciando il ricorso alle vie legali.

A prendere posizione sono la Società Italiana di Medicina Estetica (Sime), la Federazione Italiana di Medicina Estetica (Fime) e il sindacato Tutela Medici Estetici (Tme), che contestano l’operato del Servizio Igiene e Sanità Pubblica dell’azienda sanitaria locale. Secondo le organizzazioni, le sospensioni sarebbero state disposte sulla base di una lettura restrittiva del Regolamento regionale pugliese del 2020, successivamente modificato nel 2022, che per l’esercizio della medicina estetica richiederebbe il possesso della specializzazione in Dermatologia o in Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica.

Le associazioni di categoria respingono questa interpretazione, sostenendo che non esiste alcuna norma nazionale chiaramente vincolante che limiti l’esercizio della medicina estetica esclusivamente a determinate specializzazioni. Al contrario, ribadiscono come la disciplina sia da tempo riconosciuta come ambito autonomo della pratica medica, fondato su percorsi formativi specifici post-laurea.

Secondo quanto dichiarato congiuntamente da Sime, Fime e Tme, il medico chirurgo abilitato è legittimato a esercitare atti medici, salvo espliciti divieti previsti dalla legge. “Nel caso della medicina estetica – affermano – tali limitazioni non esistono”. Da qui l’accusa alla Asl Bari di aver violato i diritti professionali dei medici coinvolti, imponendo sospensioni ritenute non conformi al quadro normativo nazionale.

A guidare la protesta è il presidente della Sime, Emanuele Bartoletti, che sottolinea la necessità di distinguere la medicina estetica dalle altre specializzazioni cliniche. Secondo Bartoletti, assimilare questa disciplina alla dermatologia o alla chirurgia plastica significherebbe snaturarne l’identità, oltre a creare una discriminazione tra professionisti in possesso di titoli formativi riconosciuti.

La medicina estetica, viene ricordato, nasce in Italia oltre cinquant’anni fa e si è sviluppata come disciplina multidisciplinare, basata su competenze che spaziano dalla fisiologia alla farmacologia, fino alla gestione clinica del paziente. Nel corso degli anni, numerosi medici hanno conseguito diplomi di scuole quadriennali, master universitari e percorsi formativi post-laurea, spesso riconosciuti dagli Ordini professionali e dal ministero della Salute.

Uno degli elementi più contestati riguarda proprio l’impatto immediato delle sospensioni, che hanno comportato l’interruzione dell’attività di studi regolarmente operativi, con ricadute non solo sui professionisti coinvolti ma anche sui pazienti. Secondo i sindacati, il provvedimento rischia di generare incertezza normativa e disomogeneità applicativa, creando disparità territoriali rispetto ad altre regioni italiane.

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