Per le università pugliesi 403 milioni dal FFO, +3,5% rispetto al 2024

Crescono i finanziamenti statali per gli atenei della Puglia: 75 milioni in più rispetto al 2019. Bari guida la ripartizione

Nel 2025, le università della Puglia beneficeranno di uno stanziamento pari a 403.467.234 euro. Coaì ha decdiso la nuova ripartizione del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), principale strumento con cui lo Stato sostiene il funzionamento degli atenei italiani. Lo ha annunciato il Ministero dell’Istruzione e della Ricerca, in seguito alla firma del decreto da parte della ministra Anna Maria Bernini.

L’aumento complessivo per le università pugliesi è pari al 3,5% rispetto al 2024 e segna un balzo del 23% se confrontato con i 328 milioni del 2019. L’incremento si colloca in un più ampio processo di rafforzamento del sistema universitario nazionale, per il quale il Fondo ha raggiunto la cifra record di 9,4 miliardi di euro: 336 milioni in più rispetto all’anno precedente.

Nel dettaglio, l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” riceverà 202.346.572 euro, cifra che ne fa il principale beneficiario in regione. Al Politecnico di Bari andranno 53.456.599 euro, in crescita del 6% sul 2024. L’Università di Foggia otterrà 61.436.277 euro, anch’essa con un aumento del 6%, mentre l’Università del Salento potrà contare su 86.227.786 euro, confermando lo stesso tasso di crescita.

“Un Paese che investe nel futuro lo fa attraverso Università e Ricerca”, ha dichiarato la ministra Bernini, sottolineando l’importanza strategica del FFO per la crescita culturale, sociale ed economica dell’Italia. Secondo la titolare del dicastero, il finanziamento è uno strumento fondamentale per valorizzare i giovani, attrarre nuovi talenti e affrontare le sfide globali con competenza e innovazione.

L’incremento dei fondi destinati agli atenei del Mezzogiorno, e in particolare alla Puglia, rientra in una visione più ampia di riequilibrio territoriale e potenziamento delle competenze locali, con l’obiettivo di stimolare la ricerca, migliorare l’offerta formativa e aumentare l’attrattività degli istituti universitari.

Con il nuovo decreto, il Ministero mira a sostenere non solo la continuità delle attività accademiche, ma anche la competitività e la qualità della didattica e della ricerca nelle regioni del Sud, tradizionalmente meno finanziate rispetto ai grandi poli universitari del Nord Italia.

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