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Il Consiglio dei Ministri affronta il caso dell’ispezione antimafia al Comune di Bari

L'iniziativa di inviare una commissione d'accesso alla città di Bari è stata presa dal Viminale a seguito di specifiche preoccupazioni

La questione dell’ispezione antimafia che coinvolge il Comune di Bari ha recentemente guadagnato attenzione a livello nazionale, diventando argomento di discussione nel Consiglio dei Ministri. Matteo Piantedosi, a capo del Viminale, ha esposto in dettaglio le circostanze che hanno portato all’istituzione di una Commissione incaricata di valutare l’eventualità di sciogliere il Consiglio comunale di Bari.

Il fulcro dell’informativa ministeriale ruota attorno all’obiettivo dell’accesso ispettivo non necessariamente diretto verso lo scioglimento dell’ente locale, ma piuttosto indirizzato a condurre un’analisi approfondita sull’amministrazione comunale. Tale procedura, come evidenziato dal Ministro Piantedosi, intende anche proteggere gli amministratori locali, fornendo loro l’opportunità di presentare elementi utili alla valutazione della situazione.

L’iniziativa di inviare una commissione d’accesso alla città di Bari è stata presa dal Viminale a seguito di specifiche preoccupazioni. Il ministro ha chiarito che, in caso di rilevazione di problematiche che compromettano l’integrità amministrativa, sarebbe possibile sospendere i dipendenti coinvolti o reindirizzarli verso altri uffici, assicurando così la continuità di una gestione etica e efficace dell’ente.

La decisione di procedere con l’ispezione è stata strettamente legata a due indagini giudiziarie attive nella regione di Bari: una indagine mirata alle operazioni di gruppi mafiosi locali, che ha portato all’arresto di oltre 130 individui per reati come associazione mafiosa e voto di scambio; l’altra focalizzata sulle presunte infiltrazioni mafiose all’interno dell’Amtab, l’azienda di trasporto pubblico interamente gestita dal Comune. A seguito di queste indagini, l’Amtab è stata messa sotto amministrazione giudiziaria dal 22 febbraio, seguendo le disposizioni del ‘Codice antimafia’, che prevede l’applicazione di misure specifiche in caso di sospette influenze criminali sulle attività economiche delle aziende.

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