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Tribunale di Bari, condannato l’ex amministratore di Ferrovie Sud-Est Fiorillo

Condanna a dieci anni per l'uomo: si conclude così il lungo processo iniziato dopo il crac dell'ente

In una sentenza che segna un capitolo significativo nella storia delle Ferrovie del Sud Est e Servizi Automobilistici (Fse), il Tribunale di Bari ha emesso un verdetto di condanna per Luigi Fiorillo, precedentemente amministratore unico della società. Questo giudizio conclude un lungo processo che ha avuto origine dalle indagini svolte dalla Procura di Bari, scaturite a seguito del crac finanziario che ha interessato l’ente. Fiorillo è stato condannato a 10 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta, un’accusa grave che riflette la complessità e la gravità delle azioni contestate.

Le indagini, coordinate da un team di pubblici ministeri e dalla Guardia di Finanza, hanno messo in luce una serie di operazioni finanziarie discutibili effettuate durante la gestione di Fiorillo, tra il 2001 e il 2015. Queste azioni hanno incluso la dissipazione e la distrazione di fondi significativi, stimati in almeno 230 milioni di euro, attraverso pratiche quali la falsificazione di bilanci e l’assegnazione di servizi senza la dovuta procedura d’appalto. Queste pratiche non solo hanno minato la stabilità finanziaria della società ma hanno anche causato un danno patrimoniale ingente, portando infine alla necessità di un commissariamento e alla successiva acquisizione da parte delle Ferrovie dello Stato.

La Fse, società a responsabilità limitata con sede a Bari, svolge un ruolo cruciale nel panorama del trasporto pubblico regionale, gestendo servizi ferroviari e automobilistici nonché l’infrastruttura ferroviaria. Di proprietà del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la sua crisi ha sollevato questioni importanti sulla gestione e il controllo delle società partecipate statali, evidenziando la necessità di una vigilanza più stringente e di meccanismi di accountability più efficaci.

Oltre alla condanna di Fiorillo, il processo ha visto la condanna di altri imputati, tra cui Angelo Schiano, considerato l’amministratore “occulto” della società, a cui sono stati inflitti quattro anni di reclusione. Le accuse mosse contro di loro, che spaziano dalla bancarotta fraudolenta documentale e societaria fino alla patrimoniale, delineano un quadro di gestione improntata all’illegalità e alla mancanza di trasparenza.

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