Bari Tomorrow
Accedi
Cerca
Close this search box.

Sequestro di beni per bancarotta fraudolenta: indagini economico-finanziarie a Bari e Foggia

La misura cautelare è stata eseguita nei confronti di due società con sede a Molfetta

Nella provincia di Bari, Foggia, Treviso e Padova, le autorità finanziarie hanno eseguito questa mattina un sequestro di beni del valore complessivo di oltre 14,5 milioni di euro. Questo sequestro è stato effettuato in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Trani, su richiesta dell’Autorità giudiziaria inquirente. Questa operazione è stata accompagnata da diverse perquisizioni.

Le attività sequestrate includono terreni, un capannone industriale in corso di realizzazione, quattro appartamenti e relative pertinenze, nonché crediti e disponibilità finanziarie. Questa misura cautelare reale è stata eseguita nei confronti di due società con sede a Molfetta e di due indagati, che rivestono ruoli di amministratori all’interno delle stesse aziende. Va notato che uno di questi amministratori è considerato un mero prestanome delle imprese coinvolte.

Le società coinvolte operano in due settori distinti: una si occupa della compravendita di immobili e dell’assunzione di partecipazioni, mentre l’altra è attiva nel campo della progettazione, realizzazione e commercializzazione di impianti per la produzione di energia.

I reati contestati in questa indagine includono bancarotta fraudolenta, inosservanze da parte del fallito, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, ricettazione e riciclaggio.

Questa operazione è il risultato di indagini condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari, delegate dalla Procura della Repubblica di Trani. Le indagini hanno riguardato la gestione di molteplici società riconducibili a un medesimo “centro di interessi” familiari, con attività nel settore florovivaistico e di produzione di energia.

Nel dettaglio, gli immobili e i crediti oggetto del sequestro facevano parte di un’operazione societaria tra due società molfettesi coinvolte nella vicenda giudiziaria. La prima società, dichiarata fallita nel 2020, aveva debiti nei confronti di un’impresa controllata, derivanti da una gestione centralizzata della tesoreria nota come “cash pooling”. Questo sistema permetteva di accentrare la liquidità di un gruppo societario presso un’unica società in grado di gestirla e distribuirla tra gli altri soggetti economici che ne avevano bisogno.

Nonostante le azioni legali promosse dalla società controllata per il recupero del credito, l’assemblea straordinaria della società controllante, nel 2017, aveva approvato un’operazione societaria nota come “scissione parziale proporzionale”. Questa operazione aveva trasferito beni di notevole valore, tra cui terreni e un capannone industriale, a una società costituenda che non era mai divenuta operativa. Inoltre, questa operazione aveva consentito alla società controllante di eludere il pagamento delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto per diversi anni, per un ammontare di circa 5,4 milioni di euro, comprensivo di sanzioni e interessi.

Le indagini hanno rivelato un quadro indiziario grave nei confronti delle cinque persone fisiche coinvolte. In particolare, una collaboratrice stretta dell’amministratore delle società coinvolte avrebbe svolto un ruolo chiave nel perfezionamento dell’operazione, facilitando la stipula dell’atto di scissione.

Numerosi elementi investigativi, tra cui la nomina di un prestanome, la costituzione di una nuova società mai operativa e la tempistica sospetta nella stipula dell’atto di scissione, hanno confermato l’intento fraudolento dei soggetti coinvolti.

Il Giudice per le Indagini Preliminari ha evidenziato che c’erano indizi precisi e concordanti di un intento fraudolento nell’utilizzo distorto dello strumento della scissione a danno dei creditori della società scissa.

Inoltre, le intercettazioni eseguite hanno confermato il quadro indiziario e hanno evidenziato la progettazione di ulteriori operazioni straordinarie all’interno del “gruppo familiare”.

Inoltre, durante la ricostruzione dei rapporti tra le diverse imprese coinvolte, è emerso che circa 30.000 euro erano stati corrisposti al prestanome utilizzato per l’operazione societaria in esame. Questa somma, derivante da ulteriori condotte illecite a danno di altre società legate allo stesso contesto familiare, è stata versata al prestanome attraverso contratti di finanziamento ritenuti “simulati”.

Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments

Articoli correlati

Bari Tomorrow